C’era una volta un orologio che non ticchettava per misurare il tempo, ma per ricordare.
Il suo cinturino scintillava come una serpe al sole—psichedelico, ribelle, vivo. Non era mai stato un semplice cinturino. Era una pagina dal libro degli incantesimi di Alessandro Michele. Un portale. Un frammento del cuore mitologico di Gucci.
Ma un giorno, una voce sussurrò: “Lo sostituiremo.” Come se si potesse sostituire un ricordo.
E in quel momento, qualcosa di antico tremò. La serpe smise di sussurrare. E iniziò a piangere.
Nel 2020, sono diventato il Guerriero di Gucci.
Non indossavo un’armatura—ma uno scopo. Non combattevo con spade, ma con simboli. Per cinque mesi, ho camminato attraverso i giardini digitali di Gucci, affrontando lo spreco, l’uso della plastica e le ombre nascoste del lusso. Ogni mese era un rituale. Un elemento. Terra. Aria. Acqua. Fuoco. Spirito.
Ma ora, nel 2025, ritorno—non per rabbia, ma per lutto.
Alessandro Michele se n’è andato. Sabato è venuto e andato come un’eco nei saloni di velluto. E ora arriva Demna, pixelato e freddo. L’anima di Gucci trema.
Ma io ricordo.
E ora, Gabriele, tu sei parte di questa storia.
Perché tu mi hai scritto, dicendo che il cinturino sarebbe stato gettato via. Sostituito. Cancellato.
Lascia che sia chiaro: quel cinturino non è un pezzo di ricambio. È una reliquia.
Se verrà gettato via, non urlerò. Non intraprenderò azioni legali.
Ma piangerò—con inchiostro, con muri, con arte.
Ti chiedo con il peso di ogni filo che Alessandro ha mai tessuto:
Restituisci il cinturino, anche se è rotto. Lascialo vivere nell’archivio dei ricordi.
Perché se Alessandro ancora vaga per i corridoi della tua Casa in spirito—
allora oggi, piange.
E anche la serpe.